E se l’ansia non fosse un nemico da sconfiggere?
Siamo abituati a considerare l’ansia come qualcosa che non dovrebbe esserci. Un ostacolo da eliminare, una sensazione da far sparire il prima possibile, quasi fosse un errore del nostro sistema.
Ma cosa succederebbe se provassimo a guardarla da un'altra prospettiva?
L'ansia, a livello psicologico e biologico, non nasce per farci del male. Nasce per proteggerci.
L’ansia come segnale d’allarme
Possiamo immaginarla come la spia della riserva di un'automobile.
Quando si accende, non avrebbe molto senso coprire la spia o arrabbiarsi con il cruscotto. Il suo scopo è segnalare che qualcosa richiede attenzione.
Allo stesso modo, l'ansia può rappresentare un segnale che ci invita a fermarci e ad ascoltare ciò che sta accadendo dentro di noi.
Questo non significa che ogni esperienza di ansia debba essere ignorata o semplicemente accettata. Significa, piuttosto, provare a comprenderne il significato.
Non dobbiamo smettere di provare paura
L'obiettivo di un percorso psicologico non è diventare persone che non provano mai paura, tensione o preoccupazione.
Le emozioni fanno parte della nostra esperienza e non possiamo eliminarle.
Possiamo però imparare a stare in contatto con ciò che proviamo, riconoscere le emozioni e sviluppare strumenti che ci aiutino a regolarle senza lasciarci completamente travolgere.
Imparare a riconoscere quello che ci sta succedendo può permetterci di comprendere meglio anche ciò di cui abbiamo bisogno.
Ascoltare invece di combattere
A volte, nel tentativo di liberarci rapidamente dell'ansia, finiamo per concentrarci esclusivamente sulla necessità di farla scomparire.
Eppure, prima ancora di chiederci “Come faccio a non sentirmi così?”, può essere utile domandarci:
“Che cosa sta cercando di dirmi questa sensazione?”
Non sempre la risposta è immediata. E non sempre è semplice.
Ma imparare ad ascoltarsi può rappresentare un primo passo verso una maggiore consapevolezza di sé.
Quando chiedere supporto
Quando l'ansia diventa particolarmente intensa, frequente o interferisce con la vita quotidiana, con le relazioni o con il proprio benessere, parlarne con un professionista può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo e a costruire strumenti adeguati.
Chiedere aiuto non significa avere qualcosa che non va.
Significa scegliere di prendersi cura di sé, delle proprie relazioni e del proprio benessere.
Aspettare che torni il desiderio?
Quando si parla di desiderio sessuale, siamo spesso portati a immaginarlo come qualcosa che compare spontaneamente.
Prima arriva la voglia, poi cerchiamo il contatto, poi arriva l'eccitazione.
Ma non funziona sempre così.
Il desiderio non è un interruttore
Il desiderio sessuale non è necessariamente qualcosa che deve comparire dal nulla prima di qualsiasi forma di intimità.
In alcune situazioni può emergere durante un momento di vicinanza, quando ci si sente coinvolti, oppure quando la stimolazione è già iniziata.
Questo significa che non avere immediatamente voglia non indica necessariamente che ci sia qualcosa che non va.
Il desiderio può avere modalità diverse e può essere influenzato da numerosi aspetti della nostra esperienza.
Quando il desiderio cambia
Il desiderio può attraversare momenti differenti nel corso della vita.
Stress, stanchezza, cambiamenti personali e relazionali possono influenzare il modo in cui viviamo l'intimità.
Per questo può essere importante non trasformare immediatamente una variazione del desiderio in una domanda come:
“Perché non sono più come prima?”
O, ancora:
“Cosa c'è che non va in me?”
Prima di giudicarci, può essere utile fermarsi e osservare cosa sta succedendo.
Non esiste un unico modo di vivere il desiderio
Pensare che il desiderio debba necessariamente precedere ogni esperienza intima può creare aspettative molto rigide.
E quando l'esperienza reale non corrisponde a ciò che ci aspettiamo, possono comparire preoccupazione, frustrazione o senso di inadeguatezza.
Comprendere che il desiderio può manifestarsi in modi differenti permette invece di guardare alla sessualità con maggiore consapevolezza e meno pressione.
Questo non significa ignorare una difficoltà.
Se il calo del desiderio è persistente, provoca disagio personale o crea difficoltà nella relazione, può essere utile approfondirne le cause e parlarne con un professionista.
Conoscere il proprio desiderio
La sessualità non è una prestazione da raggiungere secondo uno schema prestabilito.
È anche ascolto, consapevolezza, relazione e possibilità di comprendere meglio il proprio corpo e i propri bisogni.
A volte il primo passo non è aspettare che il desiderio torni.
È iniziare ad ascoltare come funziona per noi.
“Mi conosce, dovrebbe capirlo da solo”
Quante volte, all'interno di una relazione, ci è capitato di pensare:
“Se mi conoscesse davvero, capirebbe di cosa ho bisogno.”
È un'aspettativa molto comune nelle relazioni, soprattutto quando la coppia sta insieme da molto tempo.
Ma dare per scontato che l'altro debba riuscire a leggere i nostri bisogni può diventare una fonte importante di incomprensioni e risentimento.
Conoscersi non significa leggersi nel pensiero
Quando conosciamo una persona da molto tempo, possiamo arrivare a pensare che determinati bisogni siano ormai evidenti.
Se però qualcosa che per noi è importante non viene espresso chiaramente, l'altra persona potrebbe semplicemente non avere gli elementi necessari per comprenderlo.
E quando quella richiesta non viene soddisfatta, possiamo interpretare il comportamento dell'altro come disinteresse:
“Non gli importa di me.”
“Non mi ascolta.”
“Non mi conosce davvero.”
Ma esiste anche un'altra possibilità:
l'altra persona potrebbe semplicemente non sapere di cosa abbiamo bisogno.
Dalla lettura del pensiero alla comunicazione
Aspettarsi che il partner comprenda automaticamente ciò che proviamo può ridurre la necessità di comunicare in modo diretto.
Il problema è che, nel frattempo, la frustrazione può accumularsi.
Più aspettiamo che l'altro “capisca da solo”, più rischiamo di sentirci non considerati quando questo non accade.
Comunicare, invece, significa rendere più chiaro ciò che stiamo vivendo.
Non significa necessariamente accusare.
Possiamo imparare a esprimere un bisogno senza trasformarlo in una colpa:
“Quando succede questo, mi sento così e avrei bisogno di...”
È molto diverso da:
“Tu non capisci mai niente.”
La salute della relazione non è la telepatia
Una relazione sana non si misura dalla capacità di anticipare ogni pensiero dell'altro.
Si costruisce anche attraverso la possibilità di esprimere ciò che sentiamo, ascoltare ciò che l'altro comunica e trovare insieme un modo per comprendersi.
I bisogni non diventano meno validi perché devono essere espressi.
Al contrario, imparare a comunicarli può rendere la relazione più consapevole e autentica.
Parlare prima che il risentimento cresca
Quando qualcosa ci ferisce o ci manca, aspettare che l'altro lo capisca spontaneamente può lasciarci per molto tempo in una posizione di attesa.
Esplicitare ciò che proviamo riduce invece lo spazio per le interpretazioni e permette alla coppia di confrontarsi concretamente.
Non sempre sarà semplice.
E non sempre l'altro potrà rispondere esattamente come vorremmo.
Ma comunicare un bisogno permette almeno di renderlo visibile.
Ed è da lì che può iniziare un vero confronto.



